Gazzettino Dell'Oste
Mi piace davvero tanto osservare la gente.
Tanto quanto alla gente non piace osservare me.
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Un oste che osserva più di quanto pensa, che pensa più di quanto scrive e che scrive più di quanto osserva.
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mastroFioraio in le teste delle donne
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Su ciò cui cammini, che calpesti coi piedi,
e che non vedi.
Nei buchi del cemento, su muri orrendi costati miliardi,
e che non guardi.
Attraverso le forme che l’acqua ha deformato,
e che non hai mai guardato.
Fra i cristalli, tra i granelli
e nelle incrostazioni colorate dei pennelli.
Nei salti di luce da cui ti devi riparare,
che il buio che hai dentro non ti ha fatto notare.
L’uomo è cacciatore, si sa.
Di questo disquisivo con un coetaneo, ponendo l’accento della nostra conversazione sull’imminente revoca della licenza per l’attività venatoria.
- Facendo una proiezione approssimativa ed utilizzando un modello che tenga conto delle variabili principali, ossia decadimento fisico, crescente complicazione della tua vita privata e lavorativa ma anche della maggiore esperienza sulle tecniche di caccia, - gli domandai, – pensi che quando ti ritirerai dalla scena potrai ritenerti soddisfatto?
- Penso di sì. - rispose deciso.
- Secondo quali parametri?
- Semplice. Sono laureato in Matematica, come obiettivo mi sono posto di andare a segno la prima volta con una preda diversa per ciascuno dei 31 giorni del mese.
- Cioè te ne devi “matare” una il primo del mese, una il due e così via fino al 31?
- Esatto.
- Caspita, che precisione!
- La cosa importante è avere un obiettivo non così facile, ma perseguibile. Una volta raggiunto non si possono avere rimpianti.
- E’ una buona idea. - concordai invero un po’ perplesso – Ma secondo te, nel mio caso, che obiettivo perseguibile potrei ragionevolmente pormi?
- Visto che te la tiri da romanziere e vorresti fare delle parole il tuo lavoro a tempo pieno, direi che dovresti ritenerti soddisfatto quando ne avrai cacciata una per ogni lettera dell’alfabeto.
- Italiano o Inglese?
- Dai, accontentai dell’italiano! Trovare delle gazzelle di nome Ylenia non deve essere così facile!
Lo salutai soddisfatto e cominciai a fare due conti. La partenza fu scoraggiante. La lettera A era già vacante a meno di non considerare un po’ di petting avanzato. Eppoi avevo sprecato ben tre battute di caccia per la lettera C, ed altrettante per la M e la S. E dire che quella lepre Caterina aveva la pelle che sapeva così di selvatico… avrei fatto meglio a concentrarmi su quella quaglia di Antonella che prometteva tanto bene e mi era sfuggita per un niente.
B celo, C celo, D manca, E…, F…, G…, H manca. H! E questa come me la procuro senza andare in riviera in agosto? I celo, L…, M, N, O… O? Odette? Oslavia? Ma chi chiama più così le sue figlie? Le viventi avranno tutte settantanni! Vabbè, andrò a fare una battuta nella tundra siberiana. P…, Q. No, dai! Q non esiste! Nemmeno una donna gobbuta di nome Quasimoda credo sia mai stata generata. Decisi che avrei sostituito la Q con due prede di una lettera difficile ma non impossibile: la Z. Zita era il nome della bidella del mio asilo. L’avevo tanto amata. Z si poteva fare. Z mi ispirava, Z accendeva il mio sadismo, Z iniettava il mio occhio di sangue. Z come… come… Zeta come Zondra, Z come Zora!
La domanda chiave per comprendere la maledizione delle belle donne è questa:
"Come vede, la donna avvenente, l'antico problema di trovare un compagno che degnamente l'aiuti alla prosecuzione della specie?"
La risposta è contenuta nella metafora della musica utilizzata nel post in oggetto: lo vede in modo certamente distorto, perchè il suo terreno di azione è quello di un mercato in cui l'offerta supera di gran lunga la domanda, così come al giorno d’oggi la proposta di musica supera di gran lunga il tempo libero per ascoltarla, approfondirla, comprenderla ed apprezzarla.
Orde di maschi di specie dissimili si propongono per ricoprire l'agognato ruolo.
Molti ci provano maldestramente e come dei Woody Allen sbagliano la prima frase, l'atteggiamento, il momento, le scarpe, il dopobarba, le mani troppo curate, poco curate, o banalmente si materializzano in quei tre quattro giorni in cui tutto è TOTALMENTE NO.
Alcuni discepoli del Barone Rosso ci provano azzeccando la prima frase, ma nei loro occhi traditori è visibile il solo obiettivo interessante: vergare un'altra X sulla carlinga del loro aereo da compattimento, portarsi a letto la supergnocca e vantarsi con gli amici. Punto.
Altri azzeccano l'approccio e non hanno gli occhi iniettati di sangue ma sono più bassi di lei e coi tacchi sembrano troppo Mino Reitano.
Qualcuno è carino carino, ma è musulmano e la scoperebbe solo vestita.
Un paio sono perfetti, sanno a tal punto come muovere gli occhi, cosa dire e cosa fare che sembrano George Clooney, sono uomini autosufficienti ed autoconsistenti, che non hanno bisogno di donne ma che sanno come valorizzarle e che certamente le scoperebbero, nude, davanti e di dietro con grande precisione.
La bella donna, assalita per anni senza soluzione di continuità dai vari Woody Allen, Barone Rosso e Mino Reitano è ormai prevenuta nei confronti del genere maschile. Lo vede troppo sfigato, troppo assatanato, troppo basso o con troppo esplosivo nel pigiama per dargli corda. A George un po' di corda e magari di passera la darebbero pure, ma quel genere di uomo le belle donne lo hanno provato da giovani e... COSI' MALE NON CI VOGLIO PIU' STARE. Insomma, soggiogata da tanta abbondanza e frequenza di tentativi di approccio claudicanti, viscidi, infidi e perniciosi, la bella donna non ha il tempo e nemmeno più la speranza che in mezzo a quel merdaio si celi il suo principe azzurro.
E invece l'uomo perfetto potrebbe essere proprio il Woody Allen, troppo timido per mostrare la sua grandezza nei primi minuti. Potrebbe essere Mino Reitano, poveretto, perché reso virtuoso dal dover sopravvivere nonostante le sue stesse miserie. Potrebbe essere il Barone Rosso, redento da un improvvisa quanto sconosciuta corrispondenza d'amorosi sensi nei confronti della sua vittima.
Potrebbe essere, forse, molto improbabilmente, perfino George Clooney ad essere lasciato andare senza il beneficio del dubbio.
Risparmiai ed acquistai il mio primo vinile, cent’anni or sono.
Lo ascoltai mille volte, al chiuso, all’aperto, in auto e con il mondo a far casino all'esterno delle cuffie. Cercai di comprendere invano le parole dei testi, poi li lessi, li tradussi e mi sforzai di dar loro un senso. Mi domandai cosa fosse passato nella testa del loro autore e ne lessi la biografia. Risparmiai ed acquistai il mio primo disco, cent’anni or sono. E mi piacque forse più di quanto non meritasse.
Un mese fa un amico m’ha passato un dischetto luminescente con dentro quattromilaottocentoventidue canzoni. Quattromilaottocentoventidue frodi al diritto d’autore. Ci son pure i pezzi di quel disco che acquistai cent’anni or sono e a pensarci la coscienza mi si scarica un poco. Ho dato un’occhiata veloce. C’era quel disco di tizio, e quell’altro di caio, quello che avevo proprio intenzione di prendere e quello di cui avevo tanto sentito parlare. C’erano tutti. O quasi. Ho ascoltato sessantasei brani in quindici minuti, quindici secondi a testa, tant’era la smania di assaggiarli tutti. Tutt’ora ci sto lavorando. Ogni giorno vago di qua e di là per quella babele musicale. Ma nessun pezzo mi piace quanto merita. E di nessun pezzo arrivo mai alla fine.
Capito su questo blog su invito dell'oste. Mi si chiede, per prima cosa, come mai io mi spacci per fioraio. Anzi, per mastrofioraio.
Ebbene
:
-riguardo il sostantivo fioraio: sarà utile un'immagine. Per maggiore chiarezza, la foto è ruotata di 180°.
E' un'orchidea, non so di quale famiglia o specie o altre nozioni simili, ma non importa, a fronte del fatto che non sono un botanico e che, soprattutto, e' un bel fiore. Bel fiore che, fortuna vuole, ricorda senza imbarazzi un altro fiore, conosciuto da tutti (e forse -mi piace pensare- in special modo dai lettori/dalle lettrici del G.o.D.O.).
-riguardo poi il nome mastro: essendo il suo significato quello di "artigiano che esercita il suo mestiere con grande perizia ed esperienza", un osservatore attento potrebbe decidere, data la mia giovane età, di qualificarmi piuttosto come apprendista.
Pure, tutti sappiamo come gli osservatori eccessivamente attenti talvolta si possano, prendendo a prestito dal francese, mandare tranquillamente encule.
E dunque: sì, sono ancora giovane, ma ci sto lavorando.
Ovviamente, neanche a dirlo, le intenzioni sono buone.
Anzi, cosa dico buone: sono buonissime.
(Comunque no, non vado in giro infilandolo nelle aiuole o nei vasi di fiori. Il parallelo era un altro)
un saluto d'ingresso a tutti ma soprattutto a tutte
Una splendida ragazza nuda, sdraiata al mio fianco sul mio letto, accarezzandomi la schiena e le natiche, disse un giorno che ero molto bello. Ringraziai facendole però notare che alla mia età avevo ormai idea di chi fosse "bello" e chi no, e che io non potevo certo ricadere nella prima categoria.
Lei però insistette dandomi la seguente risposta:
- Fidati, bisogna proprio che tu sia bello fuori, perchè dentro non lo sei per niente!
Ci sono segreti che solo un sogno potente
Ha il potere di far riaffiorare dalla tua mente.
Entità che cerchi ogni giorno di dimenticare
Arrivano allora, come fantasmi, a farsi ricordare.
Odori e sapori adesso proibiti, ma che hai amato
Sfidano la tua conscia indifferenza e tornano al palato.
Ma i sogni di chi hai sognato, ti chiedi da sveglio
Coincidono coi tuoi? Ne condividono lo sbaglio?
Capisci che ciò che hai perduto nella vita reale
Da qualche parte, l’io che non controlli, vuol recuperare.
E se ora sei provato di vergogna per ciò che hai sognato
Non hai paura se la notte, in futuro, ti riporterà al passato.
Ci sono volte, serate, nottate, in cui m’è più facile scendere, immobile, e il fondo toccare, piuttosto che galleggiare.
Quelle in cui la birra che uso per facilitare lo scrivere non basta da sola a farmi provare qualche voglia di ridere. Sorseggio piuttosto qualche generoso bicchiere di Porto, perché denso e dolciastro mi porta lo stomaco allo stesso stato di nausea del mio pensiero contorto.
In cui m’accendo una cicca non per la fragranza che quella mi lascia sulla lingua e sul palato, ma per la gelida ebbrezza che avverto sapendo d’aver di qualche minuto la morte avvicinato.
E son proprio quelle le volte, le serate, le nottate in cui con me stesso sono più turpe, meschino e falso. In cui ogni ricordo di te, orgogliosamente lasciata, stingo con certosina dovizia, quasi che il recente passato d’inferno a nulla fosse valso.
Sono scomparse nel nulla tutte le invidie, le colpe e le discussioni, le ore infinite che abbiamo trascorso a fracassarci ad arte i coglioni.
S’è dissolto quel triste pensiero che puntuale arrivava mentre decidevamo per ore chi avesse torto, quello che mi faceva gettare le armi, perché piuttosto che star lì a continuare la guerra avrei preferito nella lotta essere morto.
Riemergono fatti che, forse per inconsapevole scelta, avevo all’ombra riposto. Riaffioran pian piano quelle cose di te pur di avere le quali a tutto ero disposto.
Persino mi manca quel che ieri citavo come un secco gioco d’attriti fra pene e vagina! Vorrei non essere, come sono, convinto, ma quasi mi sembra di non aver mai fatto scopata sì sopraffina.
Mi chiedo in quale eremo vergognoso si sia ritirato il mio orgoglio, sublimato al primo dopocena vuoto di amici e di televisione spoglio.
Come abbian fatto tutti quegli insopportabilii particolari del tuo agire a venirmi così presto a mancare e la mia sudata solitudine, subdolamente, a colpire.
E quel ch’è peggio è che passo dalla parte del torto. E son io medesimo che, senza interventi esterni, dal lato della colpa mi porto.
Prendi ad esempio quella tua chioma artatamente bionda, da colpi di luce schiarita confusamente (sempre più chiara di ogni inferenza partorita dalla tua mente). Tu sai quanto mi sia sempre stata sul cazzo. Eppure, se per anni ti ho detto “Castana sei nata, castana resta, perdio!”, adesso mi sembrano pretese da pazzo.
Penso poi al dialogo che tanto anelavo. Alle silenti mezz’ore di calma forzata fra le burrasche delle nostra giornate. L’altra sera sono uscito con una. Valente e colta oratrice. Sarà anche stata la voce, ma se avessi avuto un scopino da cesso da ficcarle in gola... avrei almeno arginato quella gorgogliante fuoriuscita di saccenti stronzate.
A me risplendi di nuovo, dunque, come ai bei tempi. Sei contenta? Soddisfatta? Vendicata? Ti sarà rimasto qualche rancore cui adesso attaccarti con sadica gioia o dall’esperienza con me sei davvero uscita svuotata?
Son nulla anch’io, adesso. Io, invincibile, raziocinante giudice delle manchevolezze tue. Piegato e spezzato dalla tremenda scoperta che la corsa alla fine l’abbiamo corsa ambedue.
Possibile che a tale degrado di dignità, di boria e di nerbo, non riesca da solo a porre rimedio? Non voglio nemmeno pensarci che solo la tua presenza, qui, ora, possa interrompere questo invivibile tedio.
Non c’è niente da fare. Non appena mi illudo di aver scovato in me stesso un piccolo pregio, ecco che prendo coscienza di un mio difetto a controbilanciare. Non appena scopro di aver fatto qualcosa di positivo nei confronti di qualcuno, realizzo con vergogna che alla medesima persona sto causando un danno. Oggi l’esempio più recente. Un episodio con radici più antiche.
Alcune settimane or sono stavo camminando speditamente per il centro storico alla volta di un ufficio comunale. Giro l’angolo e mi trovo davanti ad una ventina di metri, marciante in direzione opposta, una persona del mio passato che ha deciso da tempo di evitare alcuna comunicazione palese, e sottolineo palese, col sottoscritto. Il suo percorso verso il cuore della città la porterebbe a sfilarmi accanto. Preoccupata evidentemente che io possa tentare di parlarle, la persona intravede alla sua sinistra la propria via di fuga: un vicolo ad “U” che con un aggravio di un centinaio di metri la potrebbe ricondurre sulla strada maestra evitando il pericoloso ostacolo. La sfortuna però vuole che proprio in quel vicolo io debba svoltare per raggiungere la mia destinazione. E così, dopo pochi passi, la situazione è tale che un osservatore esterno avrebbe potuto invocare l’intervento delle forze dell’ordine perché un molestatore sta inseguendo la sua vittima cercando di braccarla in un angolo. E questo deve aver pensato la persona sentendo il mio fiato sul collo per una decina di metri, fino a quando, senza aprire bocca, sono entrato nell’edificio alla mia sinistra.
Oggi la seconda puntata. Esco da un parcheggio e mi dirigo verso la mia banca. A trenta metri da me, sempre a piedi, avanza la stessa persona. La vedo che, riconoscendo la mia macchina, ondeggia cercando di decidere in fretta se occultarsi dietro agli alberi del viale o costringersi ad un comportamento più fiero. Poi una mano si infila nella borsa a tracolla e ne trae un telefono cellulare che viene presto accostato all’orecchio mentre io sfilo veloce verso la banca. Una telefonata inventata, ricevuta o magari anche fatta appositamente per mostarsi impegnata ed evitare di essere disturbata? Mi domando perché dovrei parlare (in modo palese, s’intende) con qualcuno che, offeso dalle mie azioni, mi disprezza e che non ha alcuna intenzione di testare se mi sono redento. Mi domando perché dovrei mai disturbarne l’esistenza di nuovo? Mi domando perché ogni volta che faccio qualcosa di buono, come ad esempio aiutare le persone a tenersi in forma con un po’ di moto supplementare per fuggire alla mia sagoma da serial_[K]_iller, vanifico le mie azioni con un passo falso come ad esempio costringere le stesse persone a vedersi aumentare la bolletta del telefono.
Allena i glutei e i muscoli pelvici con il SUPER KEGEL! In vendita qui.
Questo attrezzo ginnico è usato da uomini e donne di tutto il mondo per aiutare rafforzare i muscoli dei glutei e della zona pelvica, contribuendo alla soluzione di patologie come l’incontinenza e l’ingrandimento della prostata, e alcuni problemi della sfera intima. Inoltre tonifica glutei, addome e cosce. Una pratica rotella permette di regolare lo sforzo richiesto durante l’esercizio. In metallo rivestito con materiale antiurto. Dim. cm 14,5 x 21,5.
Non parlerò qui di altri mezzi di trasporto e/o di comunicazione vittime della cupidigia della sfiga. Qui la scelta tra filosofia e bestemmie è legata al ben più beffardo universo dell'interazione umana, per la precisione al comparto "corteggiatori". Forse sono un'ingrata a "lamentarmi" considerando che sono sulla soglia dei trenta (anni, non intortatori) e che, quindi, sguardi e relativi appetiti che si poggeranno su di me sono inesorabilmente destinati a diminuire, ma quando sguardo e relativo appetito vengono da uno che ti chiama "dolce fiore", "principessa"... come non sfogare il gulp che sale dal fegato!?
Non mi conosci ma, saltando fuori dal nulla dopo quattro anni (e, quattro anni prima, ci si era visti sì e no 3-4 volte da neo-conoscenti durante le quali ti parlavo della mia crisi con il moroso) dici di sapere tutto di me, che nel “disegno divino” che il Supremo ha tracciato per te, ci sono anch’io e bla bla bla.
Filosofia o bestemmie?
Per meglio dire: “filosofia” della gnorri-millantatrice garbata (ohh…che pensieri sublimi…che poeta che sei…ma, mi dispiace, sono entrata in convento/sono diventata lesbica/aspetto il quarto figlio dal mio terzo marito…) o “bestemmia” della verace cinica-impudente (stai facendo l’inventario delle tue conoscenze femminili per vedere chi te la può dare? Spiacente, si fa per dire, non interessata. Passa alla lettera successiva)?!
Ecco.
Un consiglio uomini: non cercate di farvela dare con la poesia o l’illuminazione divina. Non vestite i panni di un Leopardi o di un Nostradamus dei giorni nostri. Chiedetela, guadagnatevela e godetene. Da uomini.
Mi sta montando la depressione pre compleanno, ed è di circa quaranta volte più gonfia del solito.
Quindi... shhhh!
Che succede a mettere una bustina del the dentro ad una tazza da the e poi entrambe dentro al microonde SENZA aver aggiunto acqua nella tazza?
Ora lo so.
Oggi, lunedì, ho subito il secondo furto ravvicinato di bicicletta, la quale rappresentava il mio terzo mezzo di locomozione, dopo treno e autobus, verso l'ufficio. Ho appreso del primo furto di martedì ma semplicemente perchè il lunedì mi trovavo in un'altra città: sono convinta, infatti, che la sottrazione indebita sia avvenuta lunedì pomeriggio nel momento esatto in cui mi cadeva il cellulare nel water del bagno di un bar (sì, dopo).
Che fare? Prenderla ancora con filosofia o lasciarsi andare ad un rosario di bestemmie?
Ma al di là della reazione spicciola, ciò che rimane è l'amara considerazione di come alcuni luoghi comuni sulle tempistiche della sfiga siano diventati tali anche grazie a gente come me.
Amen.
Questa notte mi sono seduto sul letto e mi sono ritrovato col culo per terra.
Cedimento strutturale di legno massello.
Piuttosto improbabile, direi.
Ero stanco.
Avevo avuto un weekend lavorativamente e sportivamente molto intenso.
Al mattino avevo donato il sangue.
Al pomeriggio avevo ingerito la prima pillola antitifica per prepararmi al mio viaggio in Africa.
Alla sera avevo lavorato come una bestia.
Quando il giacilio tanto agognato mi ha tradito, ho preso la cosa come un segno.
Quale segno, pero?
Come interpretare la psicologia di un letto?
Se sfibri le sue nervature con furiosi randevoux sessuali, si sente sfruttato?
O al contrario si deprime se non vede che la sua ospitalità e la sua risposta elastica è assai gradita?
Desidera che i suoi materassi e le sue lenzuala si intradano di fluidi corporali o ne prova ribrezzo?
E' contento che il suo padrone ospiti numerose partner sotto le sue coltri o si affezziona solo ad una persona per ciascuna delle sue piazze?
Era ora!
Da quasi un anno, da quando era uscita l'edizione 2006 della guida "La Buona Tavola", vivevo nell'angoscia. Quei bischeri della redazione, riportando con disattenzione i dati del mio ristorante da me compilati sull'apposito modulo, avevano segnalato fra i piatti del mio menù
"Tortelli Verdi in Crema di Partigiano"
Crema di Partigiano? Davvero alla "Bottiglieria" frullano i partigiani e ne ricavano una cremina che poi usano come un condimento? Il titolare, quel fascista, lo farà certamente con gusto e con la gioia nel cuore di compiacere i delinquenti al governo!
E invece sono arrivate queste elezioni benedette a liberarmi di questo fardello. Fardello, sì, perché se qualche maligno sospettava che la crema di partigiano fosse il mio tributo al potere di Roma, non teneva conto di quanto questo piatto mi imbarazzasse nei confronti dell'amministrazione locale.
Oggi quell'uomo che porta l'appellativo di un salume che ben rappresenta l'amore dei ristoratori padani per il porco ed i suoi ghiotti derivati, ha vinto le elezioni e mi ha liberato dal disequilibrio d'immagine di cui ero vittima.
Da oggi in poi potrò mostrare all'amministrazione locale ed governo del paese la stessa faccia. Da oggi niente più "Tortelli Verdi in Crema di Partigiano", ma solo ed esclusivamente
"Bambini Bolliti alla Cantonese"
(naturalmente gratis per tutti coloro che possono dimostrare un patrimonio personale inferiore a parecchi milioni di euro)
Segnali inequivocabili
- E come va?
- Credo di essermi innamorato.
- Credi o ne sei sicuro?
- Prima di uscire, stasera, mi sono strappato uno ad uno i peli dalle narici con le pinzette…
- Sei innamorato.
- Infatti…
- Beh… è una cosa bella. Non sei contento?
- Direi proprio no.