Gazzettino Dell'Oste
Mi piace davvero tanto osservare la gente.
Tanto quanto alla gente non piace osservare me.
![]()
Un oste che osserva più di quanto pensa, che pensa più di quanto scrive e che scrive più di quanto osserva.
orsolina69 in Sex talk...
uomotatuato in Sex talk...
utente anonimo in Lady Vampire
Savotfer in Sex talk...
uomotatuato in Sex talk...
uomotatuato in Lady Vampire
utente anonimo in Lady Vampire
utente anonimo in E' giunta l'ora....
mastroFioraio in E' giunta l'ora....
mastroFioraio in le teste delle donne
visitato *loading* volte
Cari Blogger del GODO,
vista l'instabilità e la lentezza di Splinder, ho iniziato a trasferire il GODO su un altro server
ed altra piattaforma (Wordpress su Server Linux).
L'indirizzo è www.uomotatuato.com. Le pagine del vecchio sito www.uomotatuato.com sono state trasferite all'indirizzo www.uomotatuato.com/ut
Il tutto non è ancora terminato, ad esempio i post sono stati importati da questo GODO ma non sono
ancora in ordine cronologico.
Vi esorto, scusandomi per il disturbo, a:
1) NON postare più su questo GODO ma utilizzare il nuovo all'indirizzo www.uomotatuato.com
2) Portare pazienza se tutto non funzionerà ancora correttamente.
3) Aggiornare il vostro profilo (Orsolina69, mastroFioraio e Savotfer esistono già come utenti con password "cambiami") oppure registrarvi come nuovi utenti del blog. Kegel e Ocabigia ricadono in questo secondo caso.
4) Fare un post di prova che poi cancellerò per testare che abbiate i permessi per pubblicare.
5) Per comunicazioni all'amministratore del BLOG utilizzare la eMail autore@uomotatuato.com
6) Postare, postare, postare.
Grazie della collaborazione e della pazienza.
uomotatuato
Alle spalle di lui, appesa alla parete, un’opera pittorico fotografica di un quotato artista locale ritrae una vecchia Rom durante i festeggiamenti di Santa Sara a Saint Marie de la Mer in Camargue. La fotografia, strappata, arricchita da colate di resina e bruciature, è presentata su una lastra di alluminio sulla quale sono presenti brani del Purgatorio di Dante scritti a mano dall’artista.
Appena due minuti dall’ingresso dei due clienti, mentre ancora le pagine del menù scorrono fra le loro dita, vado al tavolo a portare una bottiglia d’acqua minerale. Il fanciullo mi punta col dito e muove la testa come a dire aspetta che ti devo proprio chiedere una cosa…
- E’ sardo? – domanda indicando la foto.
Intuisco che abbia scambiato la vecchia dalla pelle incartapecorita e dal volto attraversato da piaghe carsiche, per un pastore sardo bruciato dal sole e sciupato da tristi notti in compagnia ovina.
- E’ una vecchia Rom… - rispondo timidamente.
- Sì… - insiste come se io non avessi compreso la sua domanda. – Però quello… - e punta l’indice sulla scritta ai piedi della foto, - … è sardo?
Mica uno deve conoscere i versi della Divina Commedia, mi suggerisco in silenzio, accomodante. Magari non ha fatto il Liceo ed io ora stento ingiustamente a trattenere le risate. Non mi è chiaro però per quale motivo lui sospetti che quei versi siano in sardo. Decido allora di svelargli la loro provenienza e porre fine all’equivoco.
- Sono versi dal Purgatorio di Dante. Dante Alighieri. – dico con professionalissimo aplomb.
- Ah, ho capito… - conferma sorridendo mentre io abbozzo un movimento, felice di potermi togliere da quella inopportuna posizione in cattedra.
- … ma quello che volevo sapere è se sono scritti in sardo!
Abortisco il passo della salvezza e comincio non tanto a riflettere su come uscire da quella situazione senza perdere due clienti, ma piuttosto a domandarmi secondo quali regole agisca il fato nel disporre gli accoppiamenti fra due persone di opposto sesso. A darmi la risposta, inaspettatamente, è proprio lei, la splendida e trasparente topina, rimasta muta fino a quel momento a leggere il mio menù con encomiabile attenzione.
- Filetto di BO-VI-NO… BO-VI-NO… cioè… è… è… CA-VAL-LO?
- Vacca. – rispondo perentorio. – Vacca. – Mi ripeto, del tutto pago.
Capito su questo blog su invito dell'oste. Mi si chiede, per prima cosa, come mai io mi spacci per fioraio. Anzi, per mastrofioraio.
Ebbene
:
-riguardo il sostantivo fioraio: sarà utile un'immagine. Per maggiore chiarezza, la foto è ruotata di 180°.
E' un'orchidea, non so di quale famiglia o specie o altre nozioni simili, ma non importa, a fronte del fatto che non sono un botanico e che, soprattutto, e' un bel fiore. Bel fiore che, fortuna vuole, ricorda senza imbarazzi un altro fiore, conosciuto da tutti (e forse -mi piace pensare- in special modo dai lettori/dalle lettrici del G.o.D.O.).
-riguardo poi il nome mastro: essendo il suo significato quello di "artigiano che esercita il suo mestiere con grande perizia ed esperienza", un osservatore attento potrebbe decidere, data la mia giovane età, di qualificarmi piuttosto come apprendista.
Pure, tutti sappiamo come gli osservatori eccessivamente attenti talvolta si possano, prendendo a prestito dal francese, mandare tranquillamente encule.
E dunque: sì, sono ancora giovane, ma ci sto lavorando.
Ovviamente, neanche a dirlo, le intenzioni sono buone.
Anzi, cosa dico buone: sono buonissime.
(Comunque no, non vado in giro infilandolo nelle aiuole o nei vasi di fiori. Il parallelo era un altro)
un saluto d'ingresso a tutti ma soprattutto a tutte
Ci sono diverse categorie di persone dal comportamento discutibile.
Ognuna ha il suo aggettivo di riferimento e di aggregazione a propri simili.
L'aggettivo più azzeccato per descrivere il sottoscritto è stronzo.
Un aggettivo diverso attribuirei invece agli esimii colleghi ristoratori che sono venuti a pranzo stamane nel mio locale. Uno appropriato mi sfugge e chiedo aiuto allo sparuto popole dei frequentatori del blog.
I "non aggettivati" si siedono ed ordinano da mangiare, poi domandano alla cameriera di portar loro una certa bottiglia indicandola sulla carta dei vini. Trattasi di uno spumante Metodo Classico fatto sui colli piacentini da uve Malvasia e dal costo di 20,50 euro. Assaggiano il vino e quello dei due soci che nel loro ristorante si occupa della sala e della composizione della carta dei vini chiama la cameriera dicendo che il vino non è un vino da pasto bensì da dolce e che non è di loro gradimento.
Soprassiedo sul fatto che un sommelier o suo surrogato confonda lo zucchero con la pseudo sensazione dolce di un'uva aromatica come la Malvasia perchè non è questo l'indizio che deve portarci alla risposta. L'aggettivo che vo' cercando infatti non è nè incompetente né (cito Elio e le Storie Tese) "Uomo dalle papille gustative interrotte".
La cameriera, che è musulmana e quindi il vino non sa nemmeno che sapore abbia, è imbarazzata e per non fare brutte figure, in mia assenza, toglie la bottiglia dal tavolo dei due clienti/colleghi e domanda loro cosa desiderano in alternativa. I due ripiegano su due calici di vino da 3 euro cadauno e con questi arrivano alla fine del pasto.
E qui viene il bello. Si avvicinano alla cassa. La cameriera non sa che fare e prepara il conto senza la bottiglia. Due Coperti, due antipasti, due primi, due bicchieri di vino da 3 euro, una bottiglia di acqua e un caffe per un totale di 36,50 euro. Non si sono resi conto, i due gestori, che hanno fatto stappare una bottiglia e poi l'hanno mandata indietro dopo averne bevuti due calici? Non sanno che adesso la bottiglia non è riutilizzabile se non per le scaloppine? Non hanno pensato che avendo mangiato 4 portate ed altri due calici di vino, il conto di 36,50 euro NON POTEVA includere la bottiglia da 20,50 euro che avevano ordinato?
Evidentemente no, perché i due hanno pagato e se ne sono andati senza nemmeno domandare per cortesia se la bottiglia che avevano fatto aprire fosse da pagare. Magari la cameriera (che è pure in ramadan e le è vietato tirare madonne)gli avrebbe risposto di no, vista l'ipocrita benevolenza che aleggia fra noi colleghi/concorrenti.
Il racconto è finito.
Serve un aggettivo.
Votate gente! Votate!
Driiiiiinnnn!!!!
- Pronto, La Buca.
Voce di ragazza.
- Ciao, volevo sapere che orari fate.
- Ciao. Guarda, oggi che è Lunedì è l'unico giorno della settimana che devo chiudere a mezzanotte, poi dal Martedì al Giovedì all'una, il Venerdì e il Sabato alle due.
- Quindi se stasera vengo lì alle 23:15 mi fai entrare?
- A cena o come dopocena?
- Come dopocena, a bere un bicchiere e stuzzicare una cosina.
- Certo, però come ti ho detto a mezzanotte devo per forza chiudere o fioccano le multe.
- Sì, sì, lo so come funziona lì in centro storico...
- Bene, allora a stasera, ciao.
Ore 23:20. Una coppia di ragazzi si toglie la sigaretta di bocca, la getta a terra e poi entra.
- Ciao. Allora possiamo entrare?
- Sei tu quella che ha telefonato?
- Sì, sì.
- Vieni, vieni, però ti ricordi vero che a mezzanotte devo chiudere?
- Sì, sì, facciamo prestissimo.
Vado al tavolo alle 23:25. Ingenuamente mi aspetto un ordine di due bicchieri di vino.
- Allora ci fai due taglieri di salumi e formaggi e poi ci porti due calici adeguati?
- Ok...
Mi allontano pensando che devo andare a dire in cucina che hanno pulito l'affettatrice per niente.
23:26. La tipa mi raggiunge.
- Ma che vino mi porti?
- Che tipo di vino vuoi?
- Non è che mi apri un Harmonium?
- Guarda, ho la lista dei vini del giorno. Se apro un vino che non è in lista e tra parentesi non costa nemmeno poco, ti verso i due bicchieri e poi visto che fra mezz'ora chiudo, mi tocca di buttare via la bottiglia.
- Allora che mi dai? Non troppo fruttato...
- Un rosso non fruttato quasi non esiste...
- Certo però... insomma non... che vini hai al calice?
Glieli descrivo uno per uno e alle 23:29 lei fa la sua scelta.
23:33 porto i due piatti di salumi e formaggi ed i due bicchieri di vino.
Ore 23:55. Butto l'occhio al tavolo per vedere se hanno bisogno di qualcosa. Tutto tranquillo.
Ore 00:00. Mi sento un po' cafone ad andare dar loro un calcio nel culo con precisione svizzera e
mi ingegno per passarmi il tempo per un altro po'.
Ore 00:12. Vado al tavolo col conto.
Mentre mi avvicino vedo che i piatti sono mezzi pieni ed un solo bicchiere è vuoto.
- Ragazzi, come vi avevo preannunciato devo proprio chiudere. Vi lascio qui il conto.
- Sì, sì, ci sbrighiamo in un attimo. Però intanto ci fai un altro giro di vino?
Capisco che come mille altre volte sono di fronte a due clienti D.O.C.G. (Dell'Oste i Coglioni Grattugio) e vado ad aprire un'altra bottiglia perchè ovviamente quella del vino che avevo dato loro l'avevo seccata per passarmi il tempo.
Notte del 15 novembre 2005.
La mia faccia giganteggia sulla copertina del settimanale cittadino e per sette giorni rimarrà esposta all'esterno di tutte le edicole.
Una prenotazione da 6 per le 23:30 è la ciliegia sulla torta di un martedì infernale. L'avventore è uno scrittore, tal Aldo Nove, proveniente da un reading con annesso codazzo di autorità comunali. Lui è uno che nella sezione biografia del suo sito, all'anno di nascita, dice: [Sbadiglio] "Onde emigrate dal cuore. Doppiamente velate nelle vene. respirate, mangiate, rapprese a tocchi di buio animale. Onde marcate di ossigeno parlato, tradotto in plasma nutritivo, riversato immensamente nel potassio sporco dell'amore. Acqua che trasborda e cresce, che è primordiale. Madre. Africa pulita e rigogliosa del bacino continentale feto. Terra. Approdo e dirigibile neurologico, infantile. Viuggiù. Mia madre."
Poco prima arriva una coppia di persone (un lui e una lei) che avevano ascoltato in platea. Lei è una che ha scritto un libro di ricette e filosofia. Ricette in cui si parla di "sciampignon" [Argh!!!] e "rostbeef" [Doppio Argh!!!]. Filosofia del tipo: "Solo chi ama mangiare da solo sa cosa mangia."
Cenano.
L'incontro tra la filosofaga e il feto continentale è inevitabile e fatale. Lei gli fa domande marzullesce tipo: "Ma è il tuo romanzo che ti ha investito o sei tu che gli sei andato incontro?" Lui fa finta di capire le domande e si dà risposte autoreferenziali citando sé stesso in un loop autocelebrativo. Io attendo invano che si schiodino, oltre l'orario di chiusura.
E intanto penso: è un essere del genere ciò che aspiro diventare? Una palla umana che crede che dire "onde marcate di ossigeno parlato" invece di liquido amniotico sia figo?
O Dio degli esordienti, dammi la forza di godere nell'ombra di questa settimana di notorietà...