Gazzettino Dell'Oste

Mi piace davvero tanto osservare la gente.
Tanto quanto alla gente non piace osservare me.

Eccomi

Utente: uomotatuato
Un oste che osserva più di quanto pensa, che pensa più di quanto scrive e che scrive più di quanto osserva.

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giovedì, 30 novembre 2006
!!!! ATTENZIONE TRASFERIMENTO BLOG !!!

Cari Blogger del GODO,

vista l'instabilità e la lentezza di Splinder, ho iniziato a trasferire il GODO su un altro server
ed altra piattaforma (Wordpress su Server Linux).
L'indirizzo è www.uomotatuato.com. Le pagine del vecchio sito www.uomotatuato.com sono state trasferite all'indirizzo www.uomotatuato.com/ut

Il tutto non è ancora terminato, ad esempio i post sono stati importati da questo GODO ma non sono
ancora in ordine cronologico.
Vi esorto, scusandomi per il disturbo, a:

1) NON postare più su questo GODO ma utilizzare il nuovo all'indirizzo www.uomotatuato.com
2) Portare pazienza se tutto non funzionerà ancora correttamente.
3) Aggiornare il vostro profilo (Orsolina69, mastroFioraio e Savotfer esistono già come utenti con password "cambiami") oppure registrarvi come nuovi utenti del blog. Kegel e Ocabigia ricadono in questo secondo caso.
4) Fare un post di prova che poi cancellerò per testare che abbiate i permessi per pubblicare.
5) Per comunicazioni all'amministratore del BLOG utilizzare la eMail autore@uomotatuato.com
6) Postare, postare, postare.


Grazie della collaborazione e della pazienza.

uomotatuato

Postato da: uomotatuato a 17:51 | link | commenti
gazzettino

lunedì, 13 novembre 2006
… e più non dimandare !

Un giovine carpigiano arrembante, colletto appuntito, giacca rossocucita e scarpa riflettente, siede al tavolo da lui richiesto (ed ovviamente capiente il doppio dei culi presenti) con filiforme aspirante letterina. Molto carini entrambi(o enduambi, in fondo son sol due!), sfoggiano col sottoscritto i modi affabili e gentili di sempre.
Alle spalle di lui, appesa alla parete, un’opera pittorico fotografica di un quotato artista locale ritrae una vecchia Rom durante i festeggiamenti di Santa Sara a Saint Marie de la Mer in Camargue. La fotografia, strappata, arricchita da colate di resina e bruciature, è presentata su una lastra di alluminio sulla quale sono presenti brani del Purgatorio di Dante scritti a mano dall’artista.
Appena due minuti dall’ingresso dei  due clienti, mentre ancora le pagine del menù scorrono fra le loro dita, vado al tavolo a portare una bottiglia d’acqua minerale. Il fanciullo mi punta col dito e muove la testa come a dire aspetta che ti devo proprio chiedere una cosa…

- E’ sardo? – domanda indicando la foto.

Intuisco che abbia scambiato la vecchia dalla pelle incartapecorita e dal volto attraversato da piaghe carsiche, per un pastore sardo bruciato dal sole e sciupato da tristi notti in compagnia ovina.

- E’ una vecchia Rom… - rispondo timidamente.

- Sì… - insiste come se io non avessi compreso la sua domanda. – Però quello… - e punta l’indice sulla scritta ai piedi della foto, - … è sardo?

Mica uno deve conoscere i versi della Divina Commedia, mi suggerisco in silenzio, accomodante. Magari non ha fatto il Liceo ed io ora stento ingiustamente a trattenere le risate. Non mi è chiaro però per quale motivo lui sospetti che quei versi siano in sardo. Decido allora di svelargli la loro provenienza e porre fine all’equivoco.

- Sono versi dal Purgatorio di Dante. Dante Alighieri. – dico con professionalissimo aplomb.

- Ah, ho capito… - conferma sorridendo mentre io abbozzo un movimento, felice di potermi togliere da quella inopportuna posizione in cattedra.

- … ma quello che volevo sapere è se sono scritti in sardo!

Abortisco il passo della salvezza e comincio non tanto a riflettere su come uscire da quella situazione senza perdere due clienti, ma piuttosto a domandarmi secondo quali regole agisca il fato nel disporre gli accoppiamenti fra due persone di opposto sesso. A darmi la risposta, inaspettatamente, è proprio lei, la splendida e trasparente topina, rimasta muta fino a quel momento a leggere il mio menù con encomiabile attenzione.

- Filetto di BO-VI-NO… BO-VI-NO… cioè… è… è… CA-VAL-LO?

- Vacca. – rispondo perentorio. – Vacca. – Mi ripeto, del tutto pago.

 

Postato da: uomotatuato a 22:28 | link | commenti (2)
gazzettino

lunedì, 06 novembre 2006
perchè mi chiamo mastrofioraio

Capito su questo blog su invito dell'oste. Mi si chiede, per prima cosa, come mai io mi spacci per fioraio. Anzi, per mastrofioraio.
Ebbene
orchideaup:
-riguardo il sostantivo fioraio: sarà utile un'immagine. Per maggiore chiarezza, la foto è ruotata di 180°.


E' un'orchidea, non so di quale famiglia o specie o altre nozioni simili, ma non importa, a fronte del fatto che non sono un botanico e che, soprattutto, e' un bel fiore. Bel fiore che, fortuna vuole, ricorda senza imbarazzi un altro fiore, conosciuto da tutti (e forse -mi piace pensare- in special modo dai lettori/dalle lettrici del G.o.D.O.).


-riguardo poi il nome mastro: essendo il suo significato quello di "artigiano che esercita il suo mestiere con grande perizia ed esperienza", un osservatore attento potrebbe decidere, data la mia giovane età, di qualificarmi piuttosto come apprendista.
Pure, tutti sappiamo come gli osservatori eccessivamente attenti talvolta si possano, prendendo a prestito dal francese, mandare tranquillamente encule.
E dunque: sì, sono ancora giovane, ma ci sto lavorando.
Ovviamente, neanche a dirlo, le intenzioni sono buone.
Anzi, cosa dico buone: sono buonissime.

(Comunque no, non vado in giro infilandolo nelle aiuole o nei vasi di fiori. Il parallelo era un altro)

un saluto d'ingresso a tutti ma soprattutto a tutte

Postato da: mastroFioraio a 13:11 | link | commenti (1)
sesso, stati mentali, gazzettino

venerdì, 13 ottobre 2006
AAA - Aggettivo cercasi (Sondaggio)

Ci sono diverse categorie di persone dal comportamento discutibile.
Ognuna ha il suo aggettivo di riferimento e di aggregazione a propri simili.
L'aggettivo più azzeccato per descrivere il sottoscritto è stronzo.
Un aggettivo diverso attribuirei invece agli esimii colleghi ristoratori che sono venuti a pranzo stamane nel mio locale. Uno appropriato mi sfugge e chiedo aiuto allo sparuto popole dei frequentatori del blog.

I "non aggettivati" si siedono ed ordinano da mangiare, poi domandano alla cameriera di portar loro una certa bottiglia indicandola sulla carta dei vini. Trattasi di uno spumante Metodo Classico fatto sui colli piacentini da uve Malvasia e dal costo di 20,50 euro. Assaggiano il vino e quello dei due soci che nel loro ristorante si occupa della sala e della composizione della carta dei vini chiama la cameriera dicendo che il vino non è un vino da pasto bensì da dolce e che non è di loro gradimento.

Soprassiedo sul fatto che un sommelier o suo surrogato confonda lo zucchero con la pseudo sensazione dolce di un'uva aromatica come la Malvasia perchè non è questo l'indizio che deve portarci alla risposta. L'aggettivo che vo' cercando infatti non è nè incompetente né (cito Elio e le Storie Tese) "Uomo dalle papille gustative interrotte".

La cameriera, che è musulmana e quindi il vino non sa nemmeno che sapore abbia, è imbarazzata e per non fare brutte figure, in mia assenza, toglie la bottiglia dal tavolo dei due clienti/colleghi e domanda loro cosa desiderano in alternativa. I due ripiegano su due calici di vino da 3 euro cadauno e con questi arrivano alla fine del pasto.

E qui viene il bello. Si avvicinano alla cassa. La cameriera non sa che fare e prepara il conto senza la bottiglia. Due Coperti, due antipasti, due primi, due bicchieri di vino da 3 euro, una bottiglia di acqua e un caffe per un totale di 36,50 euro. Non si sono resi conto, i due gestori, che hanno fatto stappare una bottiglia e poi l'hanno mandata indietro dopo averne bevuti due calici? Non sanno che adesso la bottiglia non è riutilizzabile se non per le scaloppine? Non hanno pensato che avendo mangiato 4 portate ed altri due calici di vino, il conto di 36,50 euro NON POTEVA includere la bottiglia da 20,50 euro che avevano ordinato?
Evidentemente no, perché i due hanno pagato e se ne sono andati senza nemmeno domandare per cortesia se la bottiglia che avevano fatto aprire fosse da pagare. Magari la cameriera (che è pure in ramadan e le è vietato tirare madonne)gli avrebbe risposto di no, vista l'ipocrita benevolenza che aleggia fra noi colleghi/concorrenti.

Il racconto è finito.
Serve un aggettivo.
Votate gente! Votate!

Postato da: uomotatuato a 15:43 | link | commenti (3)
gazzettino

martedì, 10 ottobre 2006
Sì, sì

Driiiiiinnnn!!!!

- Pronto, La Buca.

Voce di ragazza.

- Ciao, volevo sapere che orari fate.
- Ciao. Guarda, oggi che è Lunedì è l'unico giorno della settimana che devo chiudere a mezzanotte, poi dal Martedì al Giovedì all'una, il Venerdì e il Sabato alle due.
- Quindi se stasera vengo lì alle 23:15 mi fai entrare?
- A cena o come dopocena?
- Come dopocena, a bere un bicchiere e stuzzicare una cosina.
- Certo, però come ti ho detto a mezzanotte devo per forza chiudere o fioccano le multe.
- Sì, sì, lo so come funziona lì in centro storico...
- Bene, allora a stasera, ciao.

Ore 23:20. Una coppia di ragazzi si toglie la sigaretta di bocca, la getta a terra e poi entra.

- Ciao. Allora possiamo entrare?
- Sei tu quella che ha telefonato?
- Sì, sì.
- Vieni, vieni, però ti ricordi vero che a mezzanotte devo chiudere?
- Sì, sì, facciamo prestissimo.

Vado al tavolo alle 23:25. Ingenuamente mi aspetto un ordine di due bicchieri di vino.

- Allora ci fai due taglieri di salumi e formaggi e poi ci porti due calici adeguati?
- Ok...

Mi allontano pensando che devo andare a dire in cucina che hanno pulito l'affettatrice per niente.
23:26. La tipa mi raggiunge.

- Ma che vino mi porti?
- Che tipo di vino vuoi?
- Non è che mi apri un Harmonium?
- Guarda, ho la lista dei vini del giorno. Se apro un vino che non è in lista e tra parentesi non costa nemmeno poco, ti verso i due bicchieri e poi visto che fra mezz'ora chiudo, mi tocca di buttare via la bottiglia.
- Allora che mi dai? Non troppo fruttato...
- Un rosso non fruttato quasi non esiste...
- Certo però... insomma non... che vini hai al calice?

Glieli descrivo uno per uno e alle 23:29 lei fa la sua scelta.
23:33 porto  i due piatti di salumi e formaggi ed i due bicchieri di vino.

Ore 23:55. Butto l'occhio al tavolo per vedere se hanno bisogno di qualcosa. Tutto tranquillo.
Ore 00:00.  Mi sento un po' cafone ad andare dar loro un calcio nel culo con precisione svizzera e
mi ingegno per passarmi il tempo per un altro po'.
Ore 00:12. Vado al tavolo col conto.
Mentre mi avvicino vedo che i piatti sono mezzi pieni ed un solo bicchiere è vuoto.

- Ragazzi, come vi avevo preannunciato devo proprio chiudere. Vi lascio qui il conto.
- Sì, sì, ci sbrighiamo in un attimo. Però intanto ci fai un altro giro di vino?

Capisco che come mille altre volte sono di fronte a due clienti D.O.C.G. (Dell'Oste i Coglioni Grattugio) e vado ad aprire un'altra bottiglia perchè ovviamente quella del vino che avevo dato loro l'avevo seccata per passarmi il tempo.

Postato da: uomotatuato a 15:52 | link | commenti (2)
gazzettino

giovedì, 20 luglio 2006
Sconto X Sconto X 3.14

Cliente abituale, storicamente abituato (*) ma recentemente in disarmo (**) s'avvicina alla cassa alla fine del pasto. Ho sempre alzato il cappello di fronte al suo comportamento che aderiva alla semplice formula: sorrido, domando, pago ed a questa formula ho sempre risposto con un altro sorriso, un cenno di assenso ed uno sconto.
Sto andando a stappare una bottiglia ad un tavolo, così, mentre lui è alla cassa, gli passo di fianco e faccio in modo che senta ciò che dico al cameriere che gli sta preparando il conto.
- Sai come devi comportarti, vero?
Alludo ovviamente al fatto di praticargli uno sconto. Il mio gesto vuole essere una carineria: fargli vedere che ho sempre e comnuqe un occhio di riguardo, anche se sono impegnato altrove e lo lascio nelle mani di un mio dipendente.
Quando torno dal tavolo lui è ancora lì, impalato davanti alla cassa che gira lo scontrino fra le dita.
- Che c'è? Qualche problema? - domando.
- Insomma... - risponde
- Non ti ha fatto lo sconto, il cameriere?
- Sì, sì. Lo ha fatto.
- E allora, che cosa posso fare per te.
- Farmi dell'altro sconto.

Guardo la sua faccia. Guardo il tavolo da cui si è appena alzato, sul quale il secchiello del ghiaccio con una bottiglia di champagne rosè ribaltata al suo interno (come uso dei veri cafoni) spicca ancora a far bella mostra di sè. Guardo dentro di me il disprezzo che monta e che vorrebbe uscire fuori con violenza.
Apro la cassa semza dire una parola, tiro fuori una banconota e gliela allungo. Lui mi guarda come per dirmi che il disgusto che mi vede dipinto in volto mi costerà un cliente, però prende la banconota al volo, la intasca e se ne va.

---

(*) a girare in porsche.
(*) a comprare vini passiti da versare fra le cosce di donne zombie desiderose di essere degustate.
(*) a richiedere una sala tutta per lui e la zombie di turno.
(*) a bere vini robusti di corpo e di prezzo.

(**) per via di un amore sbocciato nel suo cervello.
(**) per via di un matrimonio, dagli amici giudicato tappa impensabile.
(**) per via dell'acquisto della nuova abitazione familiare.

Postato da: uomotatuato a 18:38 | link | commenti (4)
gazzettino

TABULA RASA

Molti aggettivi o circonlocuzioni vengono colloquialmente utilizzate per appellare una femmina non particolarmente avvenente. Brutta f**a se giovane e vecchia babbiona se anziana sono fra le più gettonate. L’ammasso di lardo che frequentava assiduamente il mio locale e che aveva prenotato un tavolo da otto quella sera mi lasciava tuttavia sempre molto perplesso sul modo corretto per definirla. Troppo brutta per sembrare giovane, troppo grassa per essere ancora viva se fosse stata anziana, troppo antipatica per non stimolare la continua ricerca di un nomignolo di rara perfidia, veniva indicata dal mio personale con un’afona smorfia di disgusto mimante il muso di un cane carlino. Mi fossi riferito alla sua voce avrei potuto usare strega, mi fossi fossilizzato sulla sua circonferenza, di gran lunga superiore alla sua altezza, bolo alimentare sarebbe stato adeguato, avessi concentrato il mio veleno sulla sua maleducazione avrei optato per tritacazzi. Cosa spingesse altre sette persone a condividere il desco con lei poteva sembrare un mistero che aveva tuttavia la sua lampante risoluzione nella natura stessa dei commensali. Uno era il marito, essere altrettanto viscido e ripugnante, capace di bere qualunque derivato liquido dell’uva ma specializzato in costose bollicine di marca, tracannate con la pompa del benzinaio e poi rinnegate con sdegno al momento del conto. Le altre erano sei persone formate da tre coppie, tre mogli cinquantenni avvinghiate con le unghie e l’aiuto di massicce dosi di silicone e botulino a corpi che furono e tre mariti dalla voce abrasa dall’alcol e dalle sigarette, pieni di soldi straripanti pure dal buco del culo. Le mogli la tenevano al tavolo per consolarsi di sé stesse, i mariti per lo stesso motivo.
Lo scopo della loro serata tipo è bere, distruggersi d’alcol annacquando lo stesso con chili di ghiaccio che i camerieri portano a secchi al loro tavolo. Scelgono una bottiglia e si raccomandano di metterne in fresco almeno altre tre. Ne bevono poi non meno di cinque. Quella sera quattordici. Non credevo ai miei occhi. Tonnellate di ghiaccio annegate nel vino facevano la spola tra i loro bicchieri e lo scarico del cesso, transitando per pochi minuti dalle loro vesciche.
Verso mezzanotte la signora rotola maldestramente verso il bancone e viene a piazzarsi proprio al mio fianco, sul lato estremo del bar dove è posta la cassa. So benissimo che si prepara a dire le solite becere battute sulla mia indole corsara per riuscire a scroccare uno sconto. Ciò che rende i ricchi davvero riconoscibili è infatti la loro necessità di verificare quotidianamente che le persone preposte al loro benessere (a partire dalla donna delle pulizie fino al gestore del ristorante) fanno loro pagare meno del dovuto per rispetto della loro ricchezza.
- Siamo stati bene, sai, Marco. - biascica con voce impastata sorreggendosi ad uno spigolo del banco. - Ma il vino era un po’ caldo...
- Non si direbbe, visto quanto ne avete bevuto.
- Abbiamo bevuto molto? Lo dici per fregarci più soldi!
- Non te lo senti nelle gambe? - domando pensando che in effetti le gambe non si vedono, nascoste dalla pancia e dal culone cadente.
- Non sono mica ubriaca, cosa credi!? - protesta smorfiosa mentre abbandona il sostegno e muove un passo ancora verso di me per darmi dimostrazione della sua stabilità.
Io arretro terrorizzato proprio mentre il suo piede urta il gradino della pedana dietro al banco e la massa informe del suo corpo stramazza violentemente a terra lunga distesa ai miei piedi, nascosta dal banco agli occhi degli altri clienti. Un tonfo sordo precede l’effetto tsunami del grasso del suo corpo. Il modo ondoso di lardo s’innesca infatti a livello delle caviglie e percorre quella discarica umana amplificandosi sulle cosce e sul sedere, per poi percorrere la schiena e terminare sul collo prima di un rimbalzo di nuovo in direzione dei piedi.
Cerco di contrarre i miei muscoli facciali, presi da spasmi di ilarità isterica, prima che lei si rialzi.  Il mio cameriere fugge in cucina a mettersi lo sturalavandini in gola per evitare di ridere. Il mio cuoco si affaccia invece attirato dal sisma. Ha il volto preoccupato ed è pronto a mettersi in salvo sotto lo stipite di cemento armato della porta d’ingresso, ma vista la scena torna rapidamente al suo posto e pone una mano sul fornello per frenare le sghignazzate in arrivo.
Terrorizzata dall’aver fatto una tale figura di merda, lei si rimette in piedi con impressionante rapidità ed inattesa leggiadria. La pedana è stranamente pulita da ogni polvere e cartaccia. Lo spostamento d’aria ha fatto tabula rasa di tutto, spazzando via ogni cosa di peso inferiore al mezzo chilo.
- Stai bene? - domando premuroso.
- Ti sembra il posto dove mettere un gradino?
- E’ la pedana del banco, è lì da otto anni...
- Non sono mica caduta perché sono ubriaca, sai?
- La cosa importante è che tu non ti sia fatta male...
- No, no! Tieni dai, fammi pagare. E fai il bravo! - dice aprendo il portafogli.
Se non altro non ha la forza di contrattare, è troppo ansiosa di sparire. Allungo la mano e prendo la carta di credito che mi sta porgendo ma l’imbarazzo prende di nuovo il possesso del mio corpo ed ordina al mio viso di prodursi in smorfie idiote.
- Questa è la carta del CONAD... Vuoi che ti segni i punti?
- Uffa! Ho sbagliato carta! Vuoi proprio farmi fare la figura di quella che ha bevuto!
- Per carità...
Prendo una carta di credito valida e faccio il mio incasso.
Lei si allontana ancheggiando, con le natiche che a turno sfiorano il pavimento.
- E adesso vedi di offrirci qualcosa da bere! Roba buona, pero!

Postato da: uomotatuato a 18:13 | link | commenti
gazzettino

giovedì, 06 aprile 2006
Chili di carne

Vado al tavolo, fiero del mio menù che annovera piatti di pesce, cucina etnica, vegetariana e tradizionale.
Il cliente, trentenne maschio coi capelli leccati, punta il dito sul foglio in corrispondenza del piatto messicano:

"Chili con Carne – 16,00 euro"

- Mi scusi, – dice – ho abbastanza fame, ma quanti chili di carne mi arrivano con i sedici euro?

Non ricordo cosa ho risposto.
A volte trovo che questo sia un mestiere difficile.

Postato da: uomotatuato a 16:46 | link | commenti
gazzettino

martedì, 04 aprile 2006
O dio degli esordienti

Notte del 15 novembre 2005.

La mia faccia giganteggia sulla copertina del settimanale cittadino e per sette giorni rimarrà esposta all'esterno di tutte le edicole.

Una prenotazione da 6 per le 23:30 è la ciliegia sulla torta di un martedì infernale. L'avventore è uno scrittore, tal Aldo Nove, proveniente da un reading con annesso codazzo di autorità comunali. Lui è uno che nella sezione biografia del suo sito, all'anno di nascita, dice: [Sbadiglio] "Onde emigrate dal cuore. Doppiamente velate nelle vene. respirate, mangiate, rapprese a tocchi di buio animale. Onde marcate di ossigeno parlato, tradotto in plasma nutritivo, riversato immensamente nel potassio sporco dell'amore. Acqua che trasborda e cresce, che è primordiale. Madre. Africa pulita e rigogliosa del bacino continentale feto. Terra. Approdo e dirigibile neurologico, infantile. Viuggiù. Mia madre."

Poco prima arriva una coppia di persone (un lui e una lei) che avevano ascoltato in platea. Lei è una che ha scritto un libro di ricette e filosofia. Ricette in cui si parla di "sciampignon" [Argh!!!] e "rostbeef" [Doppio Argh!!!]. Filosofia del tipo: "Solo chi ama mangiare da solo sa cosa mangia."

Cenano.

L'incontro tra la filosofaga e il feto continentale è inevitabile e fatale. Lei gli fa domande marzullesce tipo: "Ma è il tuo romanzo che ti ha investito o sei tu che gli sei andato incontro?" Lui fa finta di capire le domande e si dà risposte autoreferenziali citando sé stesso in un loop autocelebrativo. Io attendo invano che si schiodino, oltre l'orario di chiusura.

E intanto penso: è un essere del genere ciò che aspiro diventare? Una palla umana che crede che dire "onde marcate di ossigeno parlato" invece di liquido amniotico sia figo?

O Dio degli esordienti, dammi la forza di godere nell'ombra di questa settimana di notorietà...

Postato da: uomotatuato a 19:56 | link | commenti
gazzettino

mercoledì, 29 marzo 2006

Al Carpigian non far sapere cosa fa il cuoco con le pere

Quarantacinquenne femmina di alto lignaggio magliaro volle onorare il mio locale della sua presenza alcuni anni or sono, anni in cui la mia figura era ancora volta in un fitto, ma trascurato mistero: ultimo dei camerieri o tirapiedi di quel grufolone dello storico gestore? La madama fu fatta accomodare al tavolo d’angolo, quello con la panca imbottita, dai bombisti carpigiani bramosamente ambito e venerato come simbolo di potere nonostante (o forse grazie) la sua vicinanza con la porta del cesso. Ad accompagnarla, tre grancasse poppone e benvestite. Mi avvicino una prima volta al desco per raccogliere l’ordinazione. Ascolto nomi di otto portate non presenti sul menù ed invito allora le signore a consultare il menù stesso, consegnato loro dal cameriere, poiché appositamente redatto. Scrivo l’ordinazione e la passo allo chef. Torno poi al tavolo per informarmi a proposito del vino. Ascolto un’ordinazione di una bottiglia non presente sulla carta dei vini ed invito nuovamente le clienti a consultare la carta stessa poiché opportunamente redatta.
- Quanto me lo metti questo qui? - domanda la madama indicando uno champagne?
- La colonna del prezzo è sulla destra... è centocinquantamila lire. - le faccio ingenuamente notare.
- Va a chiedere al capo quanto me la mette... - mi ordina supponente.
Brutta spannocchiatrice! Penso mentre mi dirigo, coda fra le gambe, a consultare il mio socio.
Torno e le comunico lo sconto.
- Facciamo centotrentacinque, signora.
- Per centoventi te lo prendo!
Non sei mica al mercato, maledetta sanguisuga! Urlo fra me e me mentre annuisco riverente.
La cena prosegue senza scossoni per circa un’ora, allorché la grandama mi fa chiamare al tavolo.
- Vorrei un piatto di pere col formaggio.
- Sono spiacente, signora, ma non ho pere fresche, oggi, in dispensa.
Lei mi licenzia scocciata con un gesto della mano, ma la sfiga vuole che in quel preciso momento un cameriere stia camminando con un dessert in mano, due pere sciroppate ricoperte di cioccolato fuso.
Vedendo passare un oggetto periforme, la capra mi chiama al tavolo agitando le braccia.
- Ho visto passare delle pere, ragazzo! Non è vero che non ci sono! Portamene una sbucciata e tagliata insieme a del formaggio.
- Signora, le pere che ha visto sono sciroppate. Col formaggio non sono indicate...
Di nuovo lei mi licenzia scocciata con un gesto della mano, ma la sfiga insiste nel perseguitarmi ed  un altro cameriere passa sotto al naso della signora con le pere fumanti al cioccolato.
Presto convocato, subisco il suo sfogo. Richiamati dalla voce bianca della donna, tutti i clienti del ristorante assistono alla mia lapidazione.
- Tu mi trascuri!!! Le pere ci sono ma tu non me le vuoi portare!!!
- Sono sciroppate!!! - urlano in coro le sue commensali per farla calmare.
Io mi allontano con il sedere che fuma dal nervoso e mi dirigo deciso in cucina.
- Prendi una pera sciroppata, - ordino allo chef - togli il picciolo, sbattila al microonde fino a quando non bolle e poi fondici sopra del formaggio, per favore!
Lui mi guarda come se avessi perso il lume della ragione ma esegue l’ordine, turbato dall’imporporarsi del bianco dei miei occhi.
Pochi istanti dopo sono di nuovo al tavolo della cliente e le porgo il piatto sfoggiando il sorriso di Jack Nicholson in Shining. E’ mostruoso. Assomiglia ad un grosso glande ricoperto di sperma fumante.
Nei successivi trenta minuti ho fatto tre cose:
1) Ritrovata la calma.
2) Preparato il conto del tavolo, conteggiando la bottiglia di Champagne centocinquantamila lire.
3) Perso una cliente.

Postato da: uomotatuato a 15:33 | link | commenti (1)
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