Gazzettino Dell'Oste
Mi piace davvero tanto osservare la gente.
Tanto quanto alla gente non piace osservare me.
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Un oste che osserva più di quanto pensa, che pensa più di quanto scrive e che scrive più di quanto osserva.
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L’uomo è cacciatore, si sa.
Di questo disquisivo con un coetaneo, ponendo l’accento della nostra conversazione sull’imminente revoca della licenza per l’attività venatoria.
- Facendo una proiezione approssimativa ed utilizzando un modello che tenga conto delle variabili principali, ossia decadimento fisico, crescente complicazione della tua vita privata e lavorativa ma anche della maggiore esperienza sulle tecniche di caccia, - gli domandai, – pensi che quando ti ritirerai dalla scena potrai ritenerti soddisfatto?
- Penso di sì. - rispose deciso.
- Secondo quali parametri?
- Semplice. Sono laureato in Matematica, come obiettivo mi sono posto di andare a segno la prima volta con una preda diversa per ciascuno dei 31 giorni del mese.
- Cioè te ne devi “matare” una il primo del mese, una il due e così via fino al 31?
- Esatto.
- Caspita, che precisione!
- La cosa importante è avere un obiettivo non così facile, ma perseguibile. Una volta raggiunto non si possono avere rimpianti.
- E’ una buona idea. - concordai invero un po’ perplesso – Ma secondo te, nel mio caso, che obiettivo perseguibile potrei ragionevolmente pormi?
- Visto che te la tiri da romanziere e vorresti fare delle parole il tuo lavoro a tempo pieno, direi che dovresti ritenerti soddisfatto quando ne avrai cacciata una per ogni lettera dell’alfabeto.
- Italiano o Inglese?
- Dai, accontentai dell’italiano! Trovare delle gazzelle di nome Ylenia non deve essere così facile!
Lo salutai soddisfatto e cominciai a fare due conti. La partenza fu scoraggiante. La lettera A era già vacante a meno di non considerare un po’ di petting avanzato. Eppoi avevo sprecato ben tre battute di caccia per la lettera C, ed altrettante per la M e la S. E dire che quella lepre Caterina aveva la pelle che sapeva così di selvatico… avrei fatto meglio a concentrarmi su quella quaglia di Antonella che prometteva tanto bene e mi era sfuggita per un niente.
B celo, C celo, D manca, E…, F…, G…, H manca. H! E questa come me la procuro senza andare in riviera in agosto? I celo, L…, M, N, O… O? Odette? Oslavia? Ma chi chiama più così le sue figlie? Le viventi avranno tutte settantanni! Vabbè, andrò a fare una battuta nella tundra siberiana. P…, Q. No, dai! Q non esiste! Nemmeno una donna gobbuta di nome Quasimoda credo sia mai stata generata. Decisi che avrei sostituito la Q con due prede di una lettera difficile ma non impossibile: la Z. Zita era il nome della bidella del mio asilo. L’avevo tanto amata. Z si poteva fare. Z mi ispirava, Z accendeva il mio sadismo, Z iniettava il mio occhio di sangue. Z come… come… Zeta come Zondra, Z come Zora!
