Gazzettino Dell'Oste
Mi piace davvero tanto osservare la gente.
Tanto quanto alla gente non piace osservare me.
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Un oste che osserva più di quanto pensa, che pensa più di quanto scrive e che scrive più di quanto osserva.
orsolina69 in Sex talk...
uomotatuato in Sex talk...
utente anonimo in Lady Vampire
Savotfer in Sex talk...
uomotatuato in Sex talk...
uomotatuato in Lady Vampire
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utente anonimo in E' giunta l'ora....
mastroFioraio in E' giunta l'ora....
mastroFioraio in le teste delle donne
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Cari Blogger del GODO,
vista l'instabilità e la lentezza di Splinder, ho iniziato a trasferire il GODO su un altro server
ed altra piattaforma (Wordpress su Server Linux).
L'indirizzo è www.uomotatuato.com. Le pagine del vecchio sito www.uomotatuato.com sono state trasferite all'indirizzo www.uomotatuato.com/ut
Il tutto non è ancora terminato, ad esempio i post sono stati importati da questo GODO ma non sono
ancora in ordine cronologico.
Vi esorto, scusandomi per il disturbo, a:
1) NON postare più su questo GODO ma utilizzare il nuovo all'indirizzo www.uomotatuato.com
2) Portare pazienza se tutto non funzionerà ancora correttamente.
3) Aggiornare il vostro profilo (Orsolina69, mastroFioraio e Savotfer esistono già come utenti con password "cambiami") oppure registrarvi come nuovi utenti del blog. Kegel e Ocabigia ricadono in questo secondo caso.
4) Fare un post di prova che poi cancellerò per testare che abbiate i permessi per pubblicare.
5) Per comunicazioni all'amministratore del BLOG utilizzare la eMail autore@uomotatuato.com
6) Postare, postare, postare.
Grazie della collaborazione e della pazienza.
uomotatuato
Ieri sera....verso le 00.30...rincansando.....mi sono soffermato per alcuni minuti davanti al televisore.....in particolare ho fatto una carrellata veloce nei canali SKY.......niente di interessante....poi, più per caso che per altro (in fondo si dice sempre così...) sono incappato in "Canal Jimmy" e sono stato colpito dalla scritta nel lato inferiore sinistro dello schermo "sex talk" appunto....
La cosa ha attirato la mia attenzione.....
Tuttavia non capivo....lo schermo ritraeva sei uomini....apparentemente tra i 20 ed i 40 anni.....intenti a mangiarsi un piatto di spaghetti (probabilmente al pesto)....
....continuavo a non capire.....
Mi è bastato alzare il volume per svelare l'arcano.....questi sei....soggetti molto caratteristici......non facevano altro che parlare....o forse meglio "sparlare" di sesso.......nella maniera più becera possibile......
Io, anche considerato l'orario, sono durato 5 minuti.....ma a dir poco esilaranti....si è passato da "il posto più strano dove l'avete fatto".....e qui si è dato spazio alle cose più ridicole......... da un cimitero....a un confessionale.....per poi finire al sesso virtuale!
E' stato toccato l'argomento dell'"autoerotismo" sia maschile (....con utilizzo di bistecche riscaldate dentro ad una tazza.....(ogni commento è superfluo)....fino all'autoerotismo femminile....con commenti che qui voglio tralasciare.......
Tuttavia vale la pena verificare con mano (....non la tazza con la bistecca....)....
.....purtoppo non so se si tratta di un reality o meno...e neppure gli orari in cui viene trasmesso...anche se, visti i contenuti, direi sempre a notte fonda (e poi neanche tanto).....vi consiglio di buttare un occhio....potreste venire ispirati per un post......
A tutti buona giornata
Su ciò cui cammini, che calpesti coi piedi,
e che non vedi.
Nei buchi del cemento, su muri orrendi costati miliardi,
e che non guardi.
Attraverso le forme che l’acqua ha deformato,
e che non hai mai guardato.
Fra i cristalli, tra i granelli
e nelle incrostazioni colorate dei pennelli.
Nei salti di luce da cui ti devi riparare,
che il buio che hai dentro non ti ha fatto notare.
L’uomo è cacciatore, si sa.
Di questo disquisivo con un coetaneo, ponendo l’accento della nostra conversazione sull’imminente revoca della licenza per l’attività venatoria.
- Facendo una proiezione approssimativa ed utilizzando un modello che tenga conto delle variabili principali, ossia decadimento fisico, crescente complicazione della tua vita privata e lavorativa ma anche della maggiore esperienza sulle tecniche di caccia, - gli domandai, – pensi che quando ti ritirerai dalla scena potrai ritenerti soddisfatto?
- Penso di sì. - rispose deciso.
- Secondo quali parametri?
- Semplice. Sono laureato in Matematica, come obiettivo mi sono posto di andare a segno la prima volta con una preda diversa per ciascuno dei 31 giorni del mese.
- Cioè te ne devi “matare” una il primo del mese, una il due e così via fino al 31?
- Esatto.
- Caspita, che precisione!
- La cosa importante è avere un obiettivo non così facile, ma perseguibile. Una volta raggiunto non si possono avere rimpianti.
- E’ una buona idea. - concordai invero un po’ perplesso – Ma secondo te, nel mio caso, che obiettivo perseguibile potrei ragionevolmente pormi?
- Visto che te la tiri da romanziere e vorresti fare delle parole il tuo lavoro a tempo pieno, direi che dovresti ritenerti soddisfatto quando ne avrai cacciata una per ogni lettera dell’alfabeto.
- Italiano o Inglese?
- Dai, accontentai dell’italiano! Trovare delle gazzelle di nome Ylenia non deve essere così facile!
Lo salutai soddisfatto e cominciai a fare due conti. La partenza fu scoraggiante. La lettera A era già vacante a meno di non considerare un po’ di petting avanzato. Eppoi avevo sprecato ben tre battute di caccia per la lettera C, ed altrettante per la M e la S. E dire che quella lepre Caterina aveva la pelle che sapeva così di selvatico… avrei fatto meglio a concentrarmi su quella quaglia di Antonella che prometteva tanto bene e mi era sfuggita per un niente.
B celo, C celo, D manca, E…, F…, G…, H manca. H! E questa come me la procuro senza andare in riviera in agosto? I celo, L…, M, N, O… O? Odette? Oslavia? Ma chi chiama più così le sue figlie? Le viventi avranno tutte settantanni! Vabbè, andrò a fare una battuta nella tundra siberiana. P…, Q. No, dai! Q non esiste! Nemmeno una donna gobbuta di nome Quasimoda credo sia mai stata generata. Decisi che avrei sostituito la Q con due prede di una lettera difficile ma non impossibile: la Z. Zita era il nome della bidella del mio asilo. L’avevo tanto amata. Z si poteva fare. Z mi ispirava, Z accendeva il mio sadismo, Z iniettava il mio occhio di sangue. Z come… come… Zeta come Zondra, Z come Zora!
Dopo qualche giorno di "silenzio" nascosto a leggere tra le righe dei post degli altri.....ritengo che sia venuto il momento di fare questo primo passo....dopo una giornata passata a sfogliare le oramai "sudate carte" dedico a Voi amici "blog-nauti" questi ultimi scampoli di lucidità"... prima di andarmi a disintegrare in un qualche bar e a tentare di mettere in pratica tutto quanto imparato negli ultimi giorni da queste pagine......
Svelo un piccolo segreto.....il perchè del mio Nickname.....che per essere pronunciato correttamente necessita della conoscenza dell'idioma in cui è stato pronunciato la prima volta.....e cioè un mantovano stretto....anche un pò biascicato....."Sà-Vòt-Fe-er"......
Ma andiamo per gradi:
Qualche anno fa...in un momento in cui cercavo disperatamente la mia identità....o forse cercavo qualcuna su cui farvi riflettere la mia identità......un Amico mi ha spinto verso la bassa mantovana alla ricerca di "esperienze nuove".....attenzione però....nulla di quanto Voi state pensando....cose molto caste....ma non troppo.....comunque in queste scorribande non si è beccato granchè....anzi......da quanto rammento proprio nulla.....!
Ma non è questo il punto saliente......,
In una di queste serate all'insegna del divertimento e del "intanto qui non ci conosce nessuno e possiamo dire e fare ciò che più ci aggrada"....sono incappato in un'avvenente cassiera di supermercato sui 35 anni....molto brillante ma un pò "sguaiata".
Dopo un primo approccio con tutte le attenzioni del caso.......la sventurata rispose: "ma sai cosa cihai te?" (cito testualmete) "Te...cihai un gran bel Sa Vòt feer......."!!!!!
Il problema è che era seria e pensava di avermi fatto un gran complimento....io stordito sono fuggito e da allora non ho mai più avvicinato donna....o quasi......!
Buona serata.
sospira l'umanista:
"Se solo le teste delle donne fossero come i loro capelli, che gioiosamente si attorcigliano su questo letto in affitto senza combattere, senza ringhiare. Questo letto, quando vi splende il sole, ospita capelli come fili di vite diverse, vite ambrate, vite scure, vite sperse. Fili di vite che s'inseguono sui suoi cuscini: accostando appena l'orecchio potremmo sentirli raccontarsi gli uni gli altri le loro notti segrete, gli attimi lucenti nei quali l'impeto sacro li strappò alla loro sede.
I capelli delle donne non sono come le morali delle teste cui appartengono: essi, al contrario, sanno bene che di segreto non ci deve esser niente, sanno bene che il sussurro non è il modo migliore d'accostarsi ai bei argomenti. Così il biondo stringe alleanze con il bruno, il riccio con il liscio: tutti in pace giacciono sul bianco, come in posa, come in danza, come mai farebbero le teste delle donne le cui chiome invece s'accoppiano ad oltranza, ma solo, a giorni alterni, sul lenzuolo."
Ho dormito al fianco di una bella donzella, stanotte.
Talvolta ancor mi riesce di procacciarmi piacevole compagnia e in queste occasioni, vantaggio dell'età, di tanti errori commessi ed esperimenti tentati, sbaglio sempre meno le mie mosse.
Sfoggiavo per l'occasione il mio nuovo impianto Hi-Fi in camera da letto. Questo ha accompagnato la serata trasmettendo musica proveniente dal mio fedele Mac situato ad oltre venti metri di distanza. La playlist musicale, accuratamente e minuziosamente studiata per distendere senza apparire stucchevole, per accompagnare le mie parole con artificiosa apparente casualità, viaggiava via etere dal computer posto nello studio fin sulle scale, oltre la porta della stanza, dentro all'amplificatore e fuori dalle casse acustiche grazie alla tecnologia wireless di cui mi sono dotato e specializzato negli ultimi giorni.
Tecnologicamente, la serata è iniziata e tecnologicamente è giunta al termine grazie allo sleep-timer con cui avevo programmato l'impianto stereo.
Stamane, al risveglio, l'acre esalazione proveniente dalle fauci della bella ragazza mi confessava ch'ella m'aveva sognato, anzi che ci aveva sognato entrambi fare sesso in compagnia di una terza persona di decisamente avvenente e di sesso femminile.
- Era una situazione strana... - m'ha sussurrato avvicinandosi al mio viso stropicciato. - Perchè eravamo entrambe tue morose.
- E andavate d'accordo, nel particolare frangente?
- Ma sì... non era male. C'è stato solo una cosa... Insomma... Tu hai finito... venendole in bocca... e io ricordo che nel sogno mi sono un po' risentita.
- Capisco. - Ho detto allungando il braccio verso il comodino per raggiungere il telecomando dell'impianto stereo.
Mentre premevo il pulsante per ridare vita all'ammasso di tecnologia sonora, ho cercato di fare mente locale. Il vuoto. Non ricordavo nulla dei miei sogni di quella notte. Mi sono avvicinato a lei, tempia contro tempia. Ancora niente. Mentre nuova musica arrivava dal mio Mac situato a venti metri di distanza, nulla di quell'incontro, avvenuto in una mente accostata alla mia, entrava a far parte dei miei ricordi.
La domanda chiave per comprendere la maledizione delle belle donne è questa:
"Come vede, la donna avvenente, l'antico problema di trovare un compagno che degnamente l'aiuti alla prosecuzione della specie?"
La risposta è contenuta nella metafora della musica utilizzata nel post in oggetto: lo vede in modo certamente distorto, perchè il suo terreno di azione è quello di un mercato in cui l'offerta supera di gran lunga la domanda, così come al giorno d’oggi la proposta di musica supera di gran lunga il tempo libero per ascoltarla, approfondirla, comprenderla ed apprezzarla.
Orde di maschi di specie dissimili si propongono per ricoprire l'agognato ruolo.
Molti ci provano maldestramente e come dei Woody Allen sbagliano la prima frase, l'atteggiamento, il momento, le scarpe, il dopobarba, le mani troppo curate, poco curate, o banalmente si materializzano in quei tre quattro giorni in cui tutto è TOTALMENTE NO.
Alcuni discepoli del Barone Rosso ci provano azzeccando la prima frase, ma nei loro occhi traditori è visibile il solo obiettivo interessante: vergare un'altra X sulla carlinga del loro aereo da compattimento, portarsi a letto la supergnocca e vantarsi con gli amici. Punto.
Altri azzeccano l'approccio e non hanno gli occhi iniettati di sangue ma sono più bassi di lei e coi tacchi sembrano troppo Mino Reitano.
Qualcuno è carino carino, ma è musulmano e la scoperebbe solo vestita.
Un paio sono perfetti, sanno a tal punto come muovere gli occhi, cosa dire e cosa fare che sembrano George Clooney, sono uomini autosufficienti ed autoconsistenti, che non hanno bisogno di donne ma che sanno come valorizzarle e che certamente le scoperebbero, nude, davanti e di dietro con grande precisione.
La bella donna, assalita per anni senza soluzione di continuità dai vari Woody Allen, Barone Rosso e Mino Reitano è ormai prevenuta nei confronti del genere maschile. Lo vede troppo sfigato, troppo assatanato, troppo basso o con troppo esplosivo nel pigiama per dargli corda. A George un po' di corda e magari di passera la darebbero pure, ma quel genere di uomo le belle donne lo hanno provato da giovani e... COSI' MALE NON CI VOGLIO PIU' STARE. Insomma, soggiogata da tanta abbondanza e frequenza di tentativi di approccio claudicanti, viscidi, infidi e perniciosi, la bella donna non ha il tempo e nemmeno più la speranza che in mezzo a quel merdaio si celi il suo principe azzurro.
E invece l'uomo perfetto potrebbe essere proprio il Woody Allen, troppo timido per mostrare la sua grandezza nei primi minuti. Potrebbe essere Mino Reitano, poveretto, perché reso virtuoso dal dover sopravvivere nonostante le sue stesse miserie. Potrebbe essere il Barone Rosso, redento da un improvvisa quanto sconosciuta corrispondenza d'amorosi sensi nei confronti della sua vittima.
Potrebbe essere, forse, molto improbabilmente, perfino George Clooney ad essere lasciato andare senza il beneficio del dubbio.
Alle spalle di lui, appesa alla parete, un’opera pittorico fotografica di un quotato artista locale ritrae una vecchia Rom durante i festeggiamenti di Santa Sara a Saint Marie de la Mer in Camargue. La fotografia, strappata, arricchita da colate di resina e bruciature, è presentata su una lastra di alluminio sulla quale sono presenti brani del Purgatorio di Dante scritti a mano dall’artista.
Appena due minuti dall’ingresso dei due clienti, mentre ancora le pagine del menù scorrono fra le loro dita, vado al tavolo a portare una bottiglia d’acqua minerale. Il fanciullo mi punta col dito e muove la testa come a dire aspetta che ti devo proprio chiedere una cosa…
- E’ sardo? – domanda indicando la foto.
Intuisco che abbia scambiato la vecchia dalla pelle incartapecorita e dal volto attraversato da piaghe carsiche, per un pastore sardo bruciato dal sole e sciupato da tristi notti in compagnia ovina.
- E’ una vecchia Rom… - rispondo timidamente.
- Sì… - insiste come se io non avessi compreso la sua domanda. – Però quello… - e punta l’indice sulla scritta ai piedi della foto, - … è sardo?
Mica uno deve conoscere i versi della Divina Commedia, mi suggerisco in silenzio, accomodante. Magari non ha fatto il Liceo ed io ora stento ingiustamente a trattenere le risate. Non mi è chiaro però per quale motivo lui sospetti che quei versi siano in sardo. Decido allora di svelargli la loro provenienza e porre fine all’equivoco.
- Sono versi dal Purgatorio di Dante. Dante Alighieri. – dico con professionalissimo aplomb.
- Ah, ho capito… - conferma sorridendo mentre io abbozzo un movimento, felice di potermi togliere da quella inopportuna posizione in cattedra.
- … ma quello che volevo sapere è se sono scritti in sardo!
Abortisco il passo della salvezza e comincio non tanto a riflettere su come uscire da quella situazione senza perdere due clienti, ma piuttosto a domandarmi secondo quali regole agisca il fato nel disporre gli accoppiamenti fra due persone di opposto sesso. A darmi la risposta, inaspettatamente, è proprio lei, la splendida e trasparente topina, rimasta muta fino a quel momento a leggere il mio menù con encomiabile attenzione.
- Filetto di BO-VI-NO… BO-VI-NO… cioè… è… è… CA-VAL-LO?
- Vacca. – rispondo perentorio. – Vacca. – Mi ripeto, del tutto pago.
Risparmiai ed acquistai il mio primo vinile, cent’anni or sono.
Lo ascoltai mille volte, al chiuso, all’aperto, in auto e con il mondo a far casino all'esterno delle cuffie. Cercai di comprendere invano le parole dei testi, poi li lessi, li tradussi e mi sforzai di dar loro un senso. Mi domandai cosa fosse passato nella testa del loro autore e ne lessi la biografia. Risparmiai ed acquistai il mio primo disco, cent’anni or sono. E mi piacque forse più di quanto non meritasse.
Un mese fa un amico m’ha passato un dischetto luminescente con dentro quattromilaottocentoventidue canzoni. Quattromilaottocentoventidue frodi al diritto d’autore. Ci son pure i pezzi di quel disco che acquistai cent’anni or sono e a pensarci la coscienza mi si scarica un poco. Ho dato un’occhiata veloce. C’era quel disco di tizio, e quell’altro di caio, quello che avevo proprio intenzione di prendere e quello di cui avevo tanto sentito parlare. C’erano tutti. O quasi. Ho ascoltato sessantasei brani in quindici minuti, quindici secondi a testa, tant’era la smania di assaggiarli tutti. Tutt’ora ci sto lavorando. Ogni giorno vago di qua e di là per quella babele musicale. Ma nessun pezzo mi piace quanto merita. E di nessun pezzo arrivo mai alla fine.
la Ridente, novembre.
una cena. pesce per me. carne per lei.
la saliva. le bocche assaggiano: c'è lussuria nei piatti.
vino. musica jazz: variazioni su django reinhardt. giacche di velluto e mani veloci sulle corde.
un bravo jazzista ha sempre l'aria di uno che non potrebbe permettersi di fequentare il locale dove sta suonando.
parole.
un dolce di cioccolato. ci alziamo. il flusso del contrabbasso e delle chitarre prosegue.
l'eco ci insegue mentre affrontiamo il costo del lusso. paghiamo. cioè: paga lei.
fuori. freddo. portici deserti.
camminiamo. la supero. le sputo davanti ai piedi, mentre cammina.
mi guarda. indico per terra: la saliva.
la saliva.
guarda tutta la saliva che avevo in bocca: sei tu la causa.
il pensiero di ciò che avrà luogo tra poco: sei tu la causa.
il desiderio chiama in causa le ghiandole della bocca. la saliva: sei tu la causa.
la prendo in braccio e la trasporto alla macchina: ho fretta.
la velocità di un drappello di guerriglia è data dal passo del soldato più lento, non da quello del soldato più veloce. io vado veloce, ma lei meno: non posso attendere un piede femminile costretto dai tacchi. il desiderio è un bambino viziato: non ha pazienza.
andiamo in hotel. entro. saluto. salirei dritto in camera.
ma io non sono un cliente. sono il portiere di notte.
l'altro portiere mi da' il cambio. mi metto la giacca, la cravatta. mi appunto al petto la targhetta argentata.
lei si siede sul divanetto. arrivano due clienti. check-in. sorrido e metto a letto i bambini.
la hall è vuota.
la prendo per mano.
il bagno della hall è lindo. la governante, di giorno, pulisce bene.
lingue. molte lingue. mi tolgo la giacca.
si appoggia al lavandino. la luce è accesa, lo specchio specchia.
mi da' le spalle. non mi offendo, anzi. la prendo da dietro. cominciamo un lungo discorso, non verbale.
ognuno ha tre paia di occhi tra cui scegliere. siamo in quattro, grazie allo specchio.
la saliva. peggio di un povero cane del branco di pavlov.
la foga. la frizione. la passione. la sensazione.
l'orecchio teso, la porta aperta.
la cravatta balla impazzita. poi il discorso si arresta un attimo.
mi siedo sul luccicante water da quattro stelle.
degno d'un vittoriale.
lei si siede su di me, sempre di spalle. sa che non mi offendo.
balla la sua musica. io le offro un unico punto d'appoggio. uno solo, ma buono.
archimede approverebbe. gli aumenterebbe anche la saliva, probabilmente.
lei compone il secondo atto dell'opera.
crome, semicrome, biscrome.
adagio, allegretto, allegro andante, allegro maestoso, nuovamente un poco adagio, poi andante grazioso, con brio, poi maestoso fino ad un attimo prima degli applausi.
ci fermiamo. si alza. si inginocchia.
prende la comunione.
poi la saliva. incontenibile. cola dalla mia bocca alla sua, lungo la verticale dei nostri volti.
la saliva. vero metro della carne.
sputate su chi state amando, se vi sta amando sorriderà.
Capito su questo blog su invito dell'oste. Mi si chiede, per prima cosa, come mai io mi spacci per fioraio. Anzi, per mastrofioraio.
Ebbene
:
-riguardo il sostantivo fioraio: sarà utile un'immagine. Per maggiore chiarezza, la foto è ruotata di 180°.
E' un'orchidea, non so di quale famiglia o specie o altre nozioni simili, ma non importa, a fronte del fatto che non sono un botanico e che, soprattutto, e' un bel fiore. Bel fiore che, fortuna vuole, ricorda senza imbarazzi un altro fiore, conosciuto da tutti (e forse -mi piace pensare- in special modo dai lettori/dalle lettrici del G.o.D.O.).
-riguardo poi il nome mastro: essendo il suo significato quello di "artigiano che esercita il suo mestiere con grande perizia ed esperienza", un osservatore attento potrebbe decidere, data la mia giovane età, di qualificarmi piuttosto come apprendista.
Pure, tutti sappiamo come gli osservatori eccessivamente attenti talvolta si possano, prendendo a prestito dal francese, mandare tranquillamente encule.
E dunque: sì, sono ancora giovane, ma ci sto lavorando.
Ovviamente, neanche a dirlo, le intenzioni sono buone.
Anzi, cosa dico buone: sono buonissime.
(Comunque no, non vado in giro infilandolo nelle aiuole o nei vasi di fiori. Il parallelo era un altro)
un saluto d'ingresso a tutti ma soprattutto a tutte